Risarcimento danni per detenuti

Nel nostro Paese, purtroppo, sono tanti i detenuti che hanno subito maltrattamenti durante la permanenza in carcere. Da tale situazione discende  la possibilità di chiedere il risarcimento del danno morale per essere stati sottoposti a trattamenti inumani e degradanti per violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (vedi caso Sulejmanovic c. Italia, in cui  veniva considerata un ipotesi di sovraffollamento delle celle; il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e dei Trattamenti inumani e degradanti ha fissato in 7 m² lo spazio minimo a disposizione del detenuto), a quella di richiedere il risarcimento per i danni,  biologici e morali, subiti a causa di infezioni o malattie contratte nel periodo di detenzione (epatite, scabbia, micosi, leptospirosi le più comuni) provocate dalle scarse condizioni igienico-sanitarie. A livello internazionale, infatti, è previsto che il soggetto non debba essere esposto a pericoli che eccedano il livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione e che, avuto riguardo alle esigenze pratiche della detenzione, siano assicurati in modo adeguato la salute e il benessere del carcerato.

Inoltre v'è la possibilità di chiedere il risarcimento nel caso in cui i detenuti, già affetti da malattie al momento della reclusione, non siano sottoposti ad alcuna cura o, comunque, non siano stati curati in modo adeguato. In tal caso matura il diritto al risarcimento dei danni biologici (per aggravamento della patologia) nonché di quelli morali.

Bisogna peraltro sottolineare, che anche i congiunti dei detenuti possono chiedere il risarcimento del danno in caso di omissione di sorveglianza da parte degli agenti dell’amministrazione penitenziaria (che sono per legge tenuti a salvaguardare l’incolumità della persona) non solo quando le violenze sono state inflitte da altri detenuti o guardie carcerarie, ma anche nel caso di gesti autolesionistici (basti pensare ai casi di suicidio in carcere).

Infine, un'ulteriore ipotesi in cui è possibile chiedere il risarcimento per i danni morali, è da correlarsi alla presenza, negli istituti detentivi, di barriere architettoniche che non consentono ai detenuti affetti da invalidità di muoversi e di condurre un’esistenza dignitosa (vedi a tal proposito la nota sentenza Scoppola c. Italia, riguardante il caso di un paraplegico il quale, a causa di barriere architettoniche presenti nel carcere dove era recluso, non poteva né muoversi né lavarsi).

Il nostro staff è a completa disposizione di coloro (ex detenuti, detenuti o  parenti di questi) che, senza alcun costo  (neanche in caso di condanna!!), vorranno attivarsi per ottenere il risarcimento. L' onorario sarà calcolato in misura del 5% su quanto liquidato dal giudice.